West Africa

Esistono luoghi, in Africa, nei quali i riti magici, la religione vudù, le botteghe degli stregoni che vendono incantesimi esistono ancora ! Resterete impressionati dal mondo che si sviluppa intorno ai paesi dell'Africa Occidentale. Togo, Benin, Burkina, Mali e Ghana saranno lo scenario del nostro viaggio fino alla mitica Timbuktu, meta delle carovane che trasportavano merci dal Mediterraneo attraverso il Sahara o dalle miniere di sale di Taudenni, in mezzo al nulla del deserto. Luoghi come Mopti e Djenne con le Moschee di fango, oppure la Falaise di Bandiagara con il misterioso popolo Dogon, restano mitici nelle menti dei viaggiatori africani. In questa zona d'Africa sono sorti e ancora in parte restano vivi, se non altro nelle tradizioni, il Regno del Dahomey e l'impero del Ghana, con gli Ashanti e le loro ricchezze derivate dalle numerose miniere d'oro presenti nella zona.
Un viaggio indimenticabile che vi trascinerà fuori dal tempo e dallo spazio della nostra vita occidentale. Se a ciò aggiungiamo il clima mite e il mare caldo non manca niente per una vacanza che resterà per sempre nella Vostra memoria.

Giorno 1 - Volo dall'Italia a Lomé (Togo)

Giorno 2 - Lomé
Lomé è una città ordinata : da una parte il calmo quartiere amministrativo, dove si lasciano ammirare alcuni begli immobili in stile coloniale; dall'altra il vivace quartiere degli affari, dominato dal mercato centrale. In periferia il mercato dei feticci di Lomé, dove sono messi in vendita gli ingredienti dei sacrifici vudù. E' qui che i vari adepti dell'animismo locale vengono a comprare gli elementi necessari per i loro culti. I responsabili del mercato ci mostreranno alcuni 'gri-gri' prodotti per risolvere i problemi della vita di tutti i giorni.

Giorno 3 - Lomé - Bohicon - km 300 di asfalto.
Qualche chilometro a nord di Cotonou si estende una regione lacustre che accoglie Ganvie, esteso villaggio sulle palafitte, Una grande piroga ci condurrà. Gli abitanti, dell'etnia Tofinou, costruiscono le loro capanne su dei pali di teck e ricoprono i tetti delle loro abitazioni con una spessa coltre di paglia. La pesca è l'attività principale di questa popolazione in cui l'isolamento ha permesso di conservare le abitudini e le regole di costruzione originarie. Nelle piroghe, che uomini, donne e bambini conducono con facilità con l'aiuto di lunghe pertiche, si scandisce la vita quotidiana. E' sulla piroga che si va a pesca, ci si sposta, si mettono in mostra le merci da vendere al mercato, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche...

Giorno 4 - Bohicon - Natitingou - km. 425 di asfalto.
Visita del Palazzo Reale d'Abomey, i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l'altro le spoglie mortali dei re ed un tempio costruito con argilla mischiata con polvere d'oro e sangue umano. Il Regno del Dahomey stabilì le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L'esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per l'audacia e la bellicosità. Puntando verso nord sosteremo presso un importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l'innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare bisogni della vita di tutti i giorni: un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica...

Giorno 5 - Natitingou - Ouagadougou - 450 km di asfalto.
Nel nord del Benin vivono delle popolazioni che noi abbiamo definito le popolazioni delle case fortificate. Queste regioni figurano fra le più autentiche del continente africano, dove la vita si perpetua senza modificazioni da secoli, all'interno di grandi case patriarcali fortificate ed isolate. I Somba, che noi incontriamo oggi, rappresentano un esempio perfetto di questo genere di civilizzazioni. Per delle ragioni di difesa si sono rifugiati da secoli nella catena montagnosa dell'Atakora, su un territorio di difficile accesso. Le loro case sono simili a piccoli castelli. Si tratta di uno dei più begli esempi d'architettura tradizionale africana. Con l'accordo preliminare degli abitanti entreremo nelle loro case per capire il loro modo di vita.

Giorno 6 - Ouagadougou - Mopti - 200 km asfalto + 185 km di pista buona - tot 385 km
Le regioni in direzione nord-est sono abitate dai Mossi, antichi e fieri proprietari di queste terre saheliane. Nel passato, organizzati attorno al loro re erano in grado di difendersi ed attaccare ogni nemico. Tra i quattro reami Mossi, quello di Ouagadougou fu il più importante. Ancor oggi il loro capo tradizionale, il 'Moro Naba', esercita un ruolo importante nella vita sociale del paese. Dopo aver varcato la frontiera del Mali attraversiamo i villaggi Dogon della pianura, una delle regioni più interessanti, ma meno visitate dei paesi Dogon. In questa regione, i Togu'na, le case dove si riuniscono gli anziani, sono realizzate con pilastri in legno scolpito, rappresentanti maschere ed antenati mitici. Si tratta di una delle ultime occasioni di incontrare l'arte africana ancora inserita nel suo contesto.

Giorno 7 - Mopti - Timbuktu - volo & visite
Timbuctù è oggi una cittadina di casette d'argilla costruite sulla sabbia. Argilla e sabbia hanno lo stesso colore, per cui la città sembra parte del deserto, un frammento di Sahara che qui abbia assunto la forma di blocchi rettangolari sopraelevati. Ryszard Kapuscibski, Ebano, Ed Feltrinelli 2002 p.246
Casette ma anche palazzi di argilla, abitati dalla borghesia locale, con stili architettonici particolari, che uniscono le tendenze nord africane con forme più sudanesi, che fanno di Timbuktu - a suo modo - una città cosmopolita.
Arriviamo a Timbuctù colmi delle descrizioni che ci hanno lasciato grandi viaggiatori del medioevo, tra cui Leone l'Africano, e che hanno contribuito a fare di questa città un mito. Di quel tempo d'oro, XV-XVI sec., restano tre moschee: la moschea Djingereber, costruita nel 1327 da El Saheli, architetto andaluso; la moschea Sankore, che ospitò una famosa università, e la moschea Sidi Yahya, costruita dal marabù El-Moktar Hamall. Interessanti anche altre tracce di un passato glorioso: finestre, porte, colonne e decorazioni di stile marocchino.
L'attualità culturale di Timbuctù è rappresentata dalle decine di biblioteche, che raccolgono secolari manoscritti. Tracce di un sapere che ha la leggerezza di fogli di carta ma la densità di un tempo che non finisce mai.
Ma Timbuktù è tuttora soprattutto un terminal carovaniero, come lo è stato per secoli.
In un quartiere periferico, che visiteremo, arrivano le carovane depositando le lastre di sale che poi sarà distribuito in varie regioni dell'Africa Occidentale. In questo quartiere le genti delle carovane hanno i loro caravanserragli, i loro accampamenti ed è qui che celebrano lo scorrere della vita tra una carovana e l'altra: matrimoni, battesimi...
Visiteremo anche gli artigiani, famosi per l'antica tecnica dei gioielli derivati dalla tradizione sia Maura sia sudanese della filigrana. E' possibile inoltre trovare prodotti dell'artigianato Tuareg (portafogli, portapipe, anelli, spade, pugnali, teiere).

Giorno 8 - Timbuktu - Mopti - volo e visita
Mopti, caratterizzata soprattutto dal variopinto porto che ospita bei personaggi dell'acqua e del deserto. 'Creazione' coloniale, in contrapposizione a Djenne, Mopti, ha conquistato negli ultimi decenni l'egemonia come porto fluviale nella regione del delta interno. Sicuramente il più ricco in pesci. Mopti è dunque terminal di barche stracariche di gente, che qui arriva per lo più con pesce e riparte con i beni prodotti dal lavoro agricolo dei Dogon: essenzialmente miglio e cipolle.
Mopti è anche un terminal importante del commercio del sale che comincia a Taudenni (750 km a nord di Timbuctù) e termina a Mopti, prima di spargersi nel dedalo di strade e piste dell'Africa Occidentale. Nel porto, presenze atipiche quali gli Arabi di Timbuctù, sono là per ricordare questo legame tra Mopti ed il sale del deserto.
Non ultimo: Mopti è il luogo in cui le barche nascono: legno, chiodi, stracci, corde sono assemblati da mani esperte, per poi essere consegnati a pittori specializzati in disegni scaramantici. Poi, una volta benedette dal marabut, queste imbarcazioni, le famose 'pinasse', sono pronte per salpare su acque poco profonde, ma a volte agitate dai venti provenienti dal Sahara.

Giorno 9 - Mopti - Sangha e Dogon - Mopti - 150 km di asfalto + 100 km di pista buona - tot 250 km
Scenderemo lungo le pendici della falesia di Bandiagara. Un paesaggio che ci lascerà senza fiato: i villaggi sono 'incastonati' nella parete, sfidando le comuni regole gravitazionali. Le linee dritte delle case si alternano con quelle sinuose delle grotte. Predomina il color terra, accompagnato dal silenzio, interrotto solo dal vociare di bambini. Dall'ombra di un vicolo pietroso sbucano file di donne che si recano al pozzo. Il sorriso dei loro sguardi ci fanno immediatamente sentire fra gente cordiale e pacifica.
Davanti a noi i granai dogon, quasi a tre quarti del villaggio. Impressionanti nella semiluce, scure piramidi di mota, immagine cosmologica del maglio del fabbro sceso dal cielo a portare acqua e fuoco agli uomini, con dentro le otto sementi originare. Accoppiati il granaio del marito e quello della moglie, come devono stare accoppiati marito e moglie nel letto. Lo sportellino in legno scolpito ricorda una bocca, due punzoni superiori gli occhi. In realtà sono maschere che ricordano la coppia originaria, direi. (Gianni Celati, Avventure in Africa, o.c. pp.77-78)

Giorno 10 - Mopti - San - 200 km di asfalto
Djenne, la più bella ed intatta delle città carovaniere a sud del Sahara. La sua architettura in stile sudanese risale al XIV secolo. L'armonia plastica dell'architettura sudanese ha colpito gli europei fin dalle prime esplorazioni e rendendola la più nota delle architetture africane. I palazzi a più piani delle importanti famiglie che controllavano i commerci sahariani, le scuole coraniche, la moschea, che è anche il più grande edificio d'argilla nel mondo, formano un insieme abitato unico, che ha meritato il titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO.
Camminando tra i vicoli della cittadina, saremo attirati dai particolari architettonici, risultato del lavoro dei 'barrey', i muratori di Djenne. Veri e propri artisti, che edificano case avendo come unico strumento le loro mani ed il fango. Conoscenze tecniche e metafisiche si sommano facendo di un barrey un artigiano ma anche un grande iniziato. Le case che costruisce beneficiano delle sue capacità edilizie, e della conoscenza di formule magiche, le sole che davvero preserveranno la casa da disgrazie ed incidenti.

Giorno 11 - San - Bobo Dioulasso - 280 km di asfalto
Bella città africana, Bobo Dioulasso é la più verde delle città del Burkina Faso. Numerosi quartieri hanno mantenuto un'atmosfera coloniale. La stazione ferroviaria in stile neo-moresco sembra uscita da un film su Atlantide. Di tutt'altro genere la vecchia moschea in puro stile sudanese e i quartieri limitrofi. Nel 1891 l'esploratore francese Crozat, descrivendo il ruolo commerciale di Bobo, diceva: 'Le carovane del sud vi portano le noci di cola e i tessuti, quelle del nord vi arrivano cariche di sale, quelle dell'est vi portano utensili in ferro e le perline di vetro, mentre l'oro arriva dal paese dei Lobi'.
Bobo è anche crocevia d'arte e di musica Durante il giorno gli antiquari offrono begli esemplari di maschere in legno: farfalle, gufi, caimani, sole... Decoro e simbolismo religioso gratificano lo sguardo. La notte, i 'maquis' ed i bar risuonano di ritmi tradizionali che ormai occupano un posto di rilievo nel panorama internazionale della world music.

Giorno 12 - Bobo Dioulasso - Banfora - Gaoua - 90 km di asfalto + 200 km di pista buona - tot 290 km
Banfora, definita 'città giardino' è celebre per il suo mercato, probabilmente il più ricco del paese in prodotti d'artigianato. In effetti le popolazioni locali (Gouin, Karaboro e Turka) sono famosi produttori di lavori in rafia, terracotta e tessuto.
Incontro con i Lobi: i Lobi del Burkina sono il gruppo più chiuso di questa etnia, distribuita in Burkina, Ghana e Costa d'Avorio. I Lobi del Burkina sono anche quelli che hanno i villaggi più caratteristici e che, grazie alla loro attitudine chiusa, hanno mantenuto inalterate le loro tradizioni. Ogni famiglia allargata vive in una grande costruzione in argilla.

Giorno 13 - Gaoua - Wa - 100 km di asfalto + 125 km pista buona, totale 225 km
Dopo il passaggio della frontiera con il Ghana ci inoltreremo in un territorio di case fortificate, popolato dai Dagarti. Incontro con questa popolazione che con grande senso dell'accoglienza ci mostrerà alcuni aspetti della loro vita e dei loro culti.
In periferia, proprio accanto ai quartieri fieristici dell'Expo dedicata all'artigianato africano, centro artigianale in cui veri e propri artisti producono, espongono e vendono il risultato del loro lavoro. Poco distante il museo presenta una bella collezione di maschere che sarà per noi un compendio di quanto abbiamo visto durante tutto il nostro circuito.

Giorno 14 - Wa - Kumasi - 475 km di asfalto di cui una trentina di pista per lavori in corso
Iniziamo la nostra discesa verso sud attraverso un paesaggio che lascerà progressivamente i colori della savana per indossare quelli della foresta. La pista segue le impronte dell'antica strada delle carovane che collegava i più importanti centri commerciali dei reami del Sudan, come Djenne e Timbuktu, alla regione di Kumasi, grande produttrice d'oro e della famosa noce di cola. La presenza di moschee di stile sudanese sta a testimonianza degli antichi e fiorenti commerci che esistevano tra i popoli della savana e i popoli della foresta.

Giorno 15 - Kumasi - Elmina - 225 km di asfalto
Kumasi è una città che può vantare un passato e un presente. Un passato, prima di tutto, centrato intorno ai re Ashanti che dalla fine del XVII secolo ad oggi hanno mantenuto vive le tradizioni e la forza del popolo Ashanti; il presente, rappresentato da floride attività economiche, che traggono profitto dalle opportunità offerte dalla foresta e dalle miniere d'oro soggiacenti. L'incontro con la città comprenderà questi due aspetti tramite la visita al museo ashanti del centro culturale e la visita del mercato, uno dei mercati all'aperto più vasti dell'Africa Occidentale.
Cape Coast, Elmina: nomi legati alla storia dell'Africa, ma anche alla storia di tutta l'umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz arrivarono qui con una dozzina di caravelle per costruire un castello sotto l'autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati alla possibilità di sfruttamento d'oro. Ecco l'inizio della storia d'Elmina: un castello, un porto, un villaggio, da cinque secoli in contatto con le popolazioni europee. Il castello che si visita oggi è il risultato dei lavori realizzati da Portoghesi, Olandesi, Inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato come magazzino d'oro, d'avorio, di legno pregiato, ma anche di schiavi. Oggi è considerato Patrimonio dell'Umanità. La città d'Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l'oceano. I vicoli di quest'antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un'atmosfera vivace e fuori del tempo. Le antiche costruzioni portoghesi, oggi abitate da locali, giacciono di fronte ai templi delle 'compagnie asafo', in cui i guerrieri depositavano offerte votive.

Giorno 16 - Elmina - Lomé - 385 km di asfalto con lavori in corso
Accra è una zuppa di cavoli neri in cui stanno a bollire dei pezzi di pasta bianca, mentre la foresta è sempre un pezzo di carne nera che la strada di terra rossa solca come una ferita ancora aperta e viva. Alberto Moravia
Interessante città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un'identità, che si riflette nei quartieri moderni, come anche in quelli vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali. I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie britanniche d'Africa.
Il quartiere dove abitano i fabbricanti di sarcofagi, dalle forme 'fantasy'. Con estro escono fuori dalle loro mani bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali... Questi prodotti potrebbero far bella figura in qualsiasi centro d'arte moderna.
Particolarmente interessante il Museo Nazionale, realizzato per comparare l'arte tradizionale del Ghana con quella dell'intero continente africano e per lo sviluppo della produzione artistica moderna.
Di fronte all'oceano si organizza la vita del quartiere indigeno:James Town, la zona di Ogro Road, Wato e mercato del pesce (la vecchia Accra fra Ussher Town e James Town). Un villaggio circondato da una città! Qui le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri.

Giorno 17 - Lomé
Carico delle moto in container per la spedizione e relax.

Giorno 18 - Lomé
Incontro con il mondo del vudù, religione tradizionale del litorale del golfo di Guinea. Lungo tutto il litorale del Benin e del Togo il vudù è la religione animista di riferimento, tramandata dagli antenati e ancora praticata con fervore. Quest'esperienza religiosa è molto più ricca e complessa di quanto ritenuto dagli occidentali, secondo i quali il vudù sarebbe solo una banale forma di magia nera. Si tratta invece di una religione che dà senso e ordine alla vita di milioni di persone, qui e altrove nel mondo.
Nelle città e nei villaggi si può assistere a cerimonie durante le quali, tra percussioni e canti, i Vudù invocati s'impossessano di alcuni adepti, dando luogo ad autentiche manifestazioni di trance. Altrove i guaritori trattano i malati a base di erbe e sacrifici sui molti altari che riempiono le loro corti. Gli oracoli praticano il 'Fa', tecnica divinatoria esoterica: arte di combinare proverbi, immagini, capacità di intuire, interpretare e spiegare, è vera scuola di vita per queste popolazioni.

Giorno 19 - Volo di rientro in Italia
Volo di rientro in Italia.



mappa West Africa (loading...), cosa vedere e cosa fare - West Africa
West Africa, cosa vedere e cosa fare


Esistono luoghi, in Africa, nei quali i riti magici, la religione vudù, le botteghe degli stregoni che vendono incantesimi esistono ancora ! Resterete impressionati dal mondo che si sviluppa intorno ai paesi dell'Africa Occidentale. Togo, Benin, Burkina, Mali e Ghana saranno lo scenario del nostro viaggio fino alla mitica Timbuktu, meta delle carovane che trasportavano merci dal Mediterraneo attraverso il Sahara o dalle miniere di sale di Taudenni, in mezzo al nulla del deserto. Luoghi come Mopti e Djenne con le Moschee di fango, oppure la Falaise di Bandiagara con il misterioso popolo Dogon, restano mitici nelle menti dei viaggiatori africani. In questa zona d'Africa sono sorti e ancora in parte restano vivi, se non altro nelle tradizioni, il Regno del Dahomey e l'impero del Ghana, con gli Ashanti e le loro ricchezze derivate dalle numerose miniere d'oro presenti nella zona.
Un viaggio indimenticabile che vi trascinerà fuori dal tempo e dallo spazio della nostra vita occidentale. Se a ciò aggiungiamo il clima mite e il mare caldo non manca niente per una vacanza che resterà per sempre nella Vostra memoria.

Giorno 1 - Volo dall'Italia a Lomé (Togo)

Giorno 2 - Lomé
Lomé è una città ordinata : da una parte il calmo quartiere amministrativo, dove si lasciano ammirare alcuni begli immobili in stile coloniale; dall'altra il vivace quartiere degli affari, dominato dal mercato centrale. In periferia il mercato dei feticci di Lomé, dove sono messi in vendita gli ingredienti dei sacrifici vudù. E' qui che i vari adepti dell'animismo locale vengono a comprare gli elementi necessari per i loro culti. I responsabili del mercato ci mostreranno alcuni 'gri-gri' prodotti per risolvere i problemi della vita di tutti i giorni.

Giorno 3 - Lomé - Bohicon - km 300 di asfalto.
Qualche chilometro a nord di Cotonou si estende una regione lacustre che accoglie Ganvie, esteso villaggio sulle palafitte, Una grande piroga ci condurrà. Gli abitanti, dell'etnia Tofinou, costruiscono le loro capanne su dei pali di teck e ricoprono i tetti delle loro abitazioni con una spessa coltre di paglia. La pesca è l'attività principale di questa popolazione in cui l'isolamento ha permesso di conservare le abitudini e le regole di costruzione originarie. Nelle piroghe, che uomini, donne e bambini conducono con facilità con l'aiuto di lunghe pertiche, si scandisce la vita quotidiana. E' sulla piroga che si va a pesca, ci si sposta, si mettono in mostra le merci da vendere al mercato, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche...

Giorno 4 - Bohicon - Natitingou - km. 425 di asfalto.
Visita del Palazzo Reale d'Abomey, i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l'altro le spoglie mortali dei re ed un tempio costruito con argilla mischiata con polvere d'oro e sangue umano. Il Regno del Dahomey stabilì le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L'esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per l'audacia e la bellicosità. Puntando verso nord sosteremo presso un importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l'innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare bisogni della vita di tutti i giorni: un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica...

Giorno 5 - Natitingou - Ouagadougou - 450 km di asfalto.
Nel nord del Benin vivono delle popolazioni che noi abbiamo definito le popolazioni delle case fortificate. Queste regioni figurano fra le più autentiche del continente africano, dove la vita si perpetua senza modificazioni da secoli, all'interno di grandi case patriarcali fortificate ed isolate. I Somba, che noi incontriamo oggi, rappresentano un esempio perfetto di questo genere di civilizzazioni. Per delle ragioni di difesa si sono rifugiati da secoli nella catena montagnosa dell'Atakora, su un territorio di difficile accesso. Le loro case sono simili a piccoli castelli. Si tratta di uno dei più begli esempi d'architettura tradizionale africana. Con l'accordo preliminare degli abitanti entreremo nelle loro case per capire il loro modo di vita.

Giorno 6 - Ouagadougou - Mopti - 200 km asfalto + 185 km di pista buona - tot 385 km
Le regioni in direzione nord-est sono abitate dai Mossi, antichi e fieri proprietari di queste terre saheliane. Nel passato, organizzati attorno al loro re erano in grado di difendersi ed attaccare ogni nemico. Tra i quattro reami Mossi, quello di Ouagadougou fu il più importante. Ancor oggi il loro capo tradizionale, il 'Moro Naba', esercita un ruolo importante nella vita sociale del paese. Dopo aver varcato la frontiera del Mali attraversiamo i villaggi Dogon della pianura, una delle regioni più interessanti, ma meno visitate dei paesi Dogon. In questa regione, i Togu'na, le case dove si riuniscono gli anziani, sono realizzate con pilastri in legno scolpito, rappresentanti maschere ed antenati mitici. Si tratta di una delle ultime occasioni di incontrare l'arte africana ancora inserita nel suo contesto.

Giorno 7 - Mopti - Timbuktu - volo & visite
Timbuctù è oggi una cittadina di casette d'argilla costruite sulla sabbia. Argilla e sabbia hanno lo stesso colore, per cui la città sembra parte del deserto, un frammento di Sahara che qui abbia assunto la forma di blocchi rettangolari sopraelevati. Ryszard Kapuscibski, Ebano, Ed Feltrinelli 2002 p.246
Casette ma anche palazzi di argilla, abitati dalla borghesia locale, con stili architettonici particolari, che uniscono le tendenze nord africane con forme più sudanesi, che fanno di Timbuktu - a suo modo - una città cosmopolita.
Arriviamo a Timbuctù colmi delle descrizioni che ci hanno lasciato grandi viaggiatori del medioevo, tra cui Leone l'Africano, e che hanno contribuito a fare di questa città un mito. Di quel tempo d'oro, XV-XVI sec., restano tre moschee: la moschea Djingereber, costruita nel 1327 da El Saheli, architetto andaluso; la moschea Sankore, che ospitò una famosa università, e la moschea Sidi Yahya, costruita dal marabù El-Moktar Hamall. Interessanti anche altre tracce di un passato glorioso: finestre, porte, colonne e decorazioni di stile marocchino.
L'attualità culturale di Timbuctù è rappresentata dalle decine di biblioteche, che raccolgono secolari manoscritti. Tracce di un sapere che ha la leggerezza di fogli di carta ma la densità di un tempo che non finisce mai.
Ma Timbuktù è tuttora soprattutto un terminal carovaniero, come lo è stato per secoli.
In un quartiere periferico, che visiteremo, arrivano le carovane depositando le lastre di sale che poi sarà distribuito in varie regioni dell'Africa Occidentale. In questo quartiere le genti delle carovane hanno i loro caravanserragli, i loro accampamenti ed è qui che celebrano lo scorrere della vita tra una carovana e l'altra: matrimoni, battesimi...
Visiteremo anche gli artigiani, famosi per l'antica tecnica dei gioielli derivati dalla tradizione sia Maura sia sudanese della filigrana. E' possibile inoltre trovare prodotti dell'artigianato Tuareg (portafogli, portapipe, anelli, spade, pugnali, teiere).

Giorno 8 - Timbuktu - Mopti - volo e visita
Mopti, caratterizzata soprattutto dal variopinto porto che ospita bei personaggi dell'acqua e del deserto. 'Creazione' coloniale, in contrapposizione a Djenne, Mopti, ha conquistato negli ultimi decenni l'egemonia come porto fluviale nella regione del delta interno. Sicuramente il più ricco in pesci. Mopti è dunque terminal di barche stracariche di gente, che qui arriva per lo più con pesce e riparte con i beni prodotti dal lavoro agricolo dei Dogon: essenzialmente miglio e cipolle.
Mopti è anche un terminal importante del commercio del sale che comincia a Taudenni (750 km a nord di Timbuctù) e termina a Mopti, prima di spargersi nel dedalo di strade e piste dell'Africa Occidentale. Nel porto, presenze atipiche quali gli Arabi di Timbuctù, sono là per ricordare questo legame tra Mopti ed il sale del deserto.
Non ultimo: Mopti è il luogo in cui le barche nascono: legno, chiodi, stracci, corde sono assemblati da mani esperte, per poi essere consegnati a pittori specializzati in disegni scaramantici. Poi, una volta benedette dal marabut, queste imbarcazioni, le famose 'pinasse', sono pronte per salpare su acque poco profonde, ma a volte agitate dai venti provenienti dal Sahara.

Giorno 9 - Mopti - Sangha e Dogon - Mopti - 150 km di asfalto + 100 km di pista buona - tot 250 km
Scenderemo lungo le pendici della falesia di Bandiagara. Un paesaggio che ci lascerà senza fiato: i villaggi sono 'incastonati' nella parete, sfidando le comuni regole gravitazionali. Le linee dritte delle case si alternano con quelle sinuose delle grotte. Predomina il color terra, accompagnato dal silenzio, interrotto solo dal vociare di bambini. Dall'ombra di un vicolo pietroso sbucano file di donne che si recano al pozzo. Il sorriso dei loro sguardi ci fanno immediatamente sentire fra gente cordiale e pacifica.
Davanti a noi i granai dogon, quasi a tre quarti del villaggio. Impressionanti nella semiluce, scure piramidi di mota, immagine cosmologica del maglio del fabbro sceso dal cielo a portare acqua e fuoco agli uomini, con dentro le otto sementi originare. Accoppiati il granaio del marito e quello della moglie, come devono stare accoppiati marito e moglie nel letto. Lo sportellino in legno scolpito ricorda una bocca, due punzoni superiori gli occhi. In realtà sono maschere che ricordano la coppia originaria, direi. (Gianni Celati, Avventure in Africa, o.c. pp.77-78)

Giorno 10 - Mopti - San - 200 km di asfalto
Djenne, la più bella ed intatta delle città carovaniere a sud del Sahara. La sua architettura in stile sudanese risale al XIV secolo. L'armonia plastica dell'architettura sudanese ha colpito gli europei fin dalle prime esplorazioni e rendendola la più nota delle architetture africane. I palazzi a più piani delle importanti famiglie che controllavano i commerci sahariani, le scuole coraniche, la moschea, che è anche il più grande edificio d'argilla nel mondo, formano un insieme abitato unico, che ha meritato il titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO.
Camminando tra i vicoli della cittadina, saremo attirati dai particolari architettonici, risultato del lavoro dei 'barrey', i muratori di Djenne. Veri e propri artisti, che edificano case avendo come unico strumento le loro mani ed il fango. Conoscenze tecniche e metafisiche si sommano facendo di un barrey un artigiano ma anche un grande iniziato. Le case che costruisce beneficiano delle sue capacità edilizie, e della conoscenza di formule magiche, le sole che davvero preserveranno la casa da disgrazie ed incidenti.

Giorno 11 - San - Bobo Dioulasso - 280 km di asfalto
Bella città africana, Bobo Dioulasso é la più verde delle città del Burkina Faso. Numerosi quartieri hanno mantenuto un'atmosfera coloniale. La stazione ferroviaria in stile neo-moresco sembra uscita da un film su Atlantide. Di tutt'altro genere la vecchia moschea in puro stile sudanese e i quartieri limitrofi. Nel 1891 l'esploratore francese Crozat, descrivendo il ruolo commerciale di Bobo, diceva: 'Le carovane del sud vi portano le noci di cola e i tessuti, quelle del nord vi arrivano cariche di sale, quelle dell'est vi portano utensili in ferro e le perline di vetro, mentre l'oro arriva dal paese dei Lobi'.
Bobo è anche crocevia d'arte e di musica Durante il giorno gli antiquari offrono begli esemplari di maschere in legno: farfalle, gufi, caimani, sole... Decoro e simbolismo religioso gratificano lo sguardo. La notte, i 'maquis' ed i bar risuonano di ritmi tradizionali che ormai occupano un posto di rilievo nel panorama internazionale della world music.

Giorno 12 - Bobo Dioulasso - Banfora - Gaoua - 90 km di asfalto + 200 km di pista buona - tot 290 km
Banfora, definita 'città giardino' è celebre per il suo mercato, probabilmente il più ricco del paese in prodotti d'artigianato. In effetti le popolazioni locali (Gouin, Karaboro e Turka) sono famosi produttori di lavori in rafia, terracotta e tessuto.
Incontro con i Lobi: i Lobi del Burkina sono il gruppo più chiuso di questa etnia, distribuita in Burkina, Ghana e Costa d'Avorio. I Lobi del Burkina sono anche quelli che hanno i villaggi più caratteristici e che, grazie alla loro attitudine chiusa, hanno mantenuto inalterate le loro tradizioni. Ogni famiglia allargata vive in una grande costruzione in argilla.

Giorno 13 - Gaoua - Wa - 100 km di asfalto + 125 km pista buona, totale 225 km
Dopo il passaggio della frontiera con il Ghana ci inoltreremo in un territorio di case fortificate, popolato dai Dagarti. Incontro con questa popolazione che con grande senso dell'accoglienza ci mostrerà alcuni aspetti della loro vita e dei loro culti.
In periferia, proprio accanto ai quartieri fieristici dell'Expo dedicata all'artigianato africano, centro artigianale in cui veri e propri artisti producono, espongono e vendono il risultato del loro lavoro. Poco distante il museo presenta una bella collezione di maschere che sarà per noi un compendio di quanto abbiamo visto durante tutto il nostro circuito.

Giorno 14 - Wa - Kumasi - 475 km di asfalto di cui una trentina di pista per lavori in corso
Iniziamo la nostra discesa verso sud attraverso un paesaggio che lascerà progressivamente i colori della savana per indossare quelli della foresta. La pista segue le impronte dell'antica strada delle carovane che collegava i più importanti centri commerciali dei reami del Sudan, come Djenne e Timbuktu, alla regione di Kumasi, grande produttrice d'oro e della famosa noce di cola. La presenza di moschee di stile sudanese sta a testimonianza degli antichi e fiorenti commerci che esistevano tra i popoli della savana e i popoli della foresta.

Giorno 15 - Kumasi - Elmina - 225 km di asfalto
Kumasi è una città che può vantare un passato e un presente. Un passato, prima di tutto, centrato intorno ai re Ashanti che dalla fine del XVII secolo ad oggi hanno mantenuto vive le tradizioni e la forza del popolo Ashanti; il presente, rappresentato da floride attività economiche, che traggono profitto dalle opportunità offerte dalla foresta e dalle miniere d'oro soggiacenti. L'incontro con la città comprenderà questi due aspetti tramite la visita al museo ashanti del centro culturale e la visita del mercato, uno dei mercati all'aperto più vasti dell'Africa Occidentale.
Cape Coast, Elmina: nomi legati alla storia dell'Africa, ma anche alla storia di tutta l'umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz arrivarono qui con una dozzina di caravelle per costruire un castello sotto l'autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati alla possibilità di sfruttamento d'oro. Ecco l'inizio della storia d'Elmina: un castello, un porto, un villaggio, da cinque secoli in contatto con le popolazioni europee. Il castello che si visita oggi è il risultato dei lavori realizzati da Portoghesi, Olandesi, Inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato come magazzino d'oro, d'avorio, di legno pregiato, ma anche di schiavi. Oggi è considerato Patrimonio dell'Umanità. La città d'Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l'oceano. I vicoli di quest'antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un'atmosfera vivace e fuori del tempo. Le antiche costruzioni portoghesi, oggi abitate da locali, giacciono di fronte ai templi delle 'compagnie asafo', in cui i guerrieri depositavano offerte votive.

Giorno 16 - Elmina - Lomé - 385 km di asfalto con lavori in corso
Accra è una zuppa di cavoli neri in cui stanno a bollire dei pezzi di pasta bianca, mentre la foresta è sempre un pezzo di carne nera che la strada di terra rossa solca come una ferita ancora aperta e viva. Alberto Moravia
Interessante città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un'identità, che si riflette nei quartieri moderni, come anche in quelli vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali. I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie britanniche d'Africa.
Il quartiere dove abitano i fabbricanti di sarcofagi, dalle forme 'fantasy'. Con estro escono fuori dalle loro mani bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali... Questi prodotti potrebbero far bella figura in qualsiasi centro d'arte moderna.
Particolarmente interessante il Museo Nazionale, realizzato per comparare l'arte tradizionale del Ghana con quella dell'intero continente africano e per lo sviluppo della produzione artistica moderna.
Di fronte all'oceano si organizza la vita del quartiere indigeno:James Town, la zona di Ogro Road, Wato e mercato del pesce (la vecchia Accra fra Ussher Town e James Town). Un villaggio circondato da una città! Qui le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri.

Giorno 17 - Lomé
Carico delle moto in container per la spedizione e relax.

Giorno 18 - Lomé
Incontro con il mondo del vudù, religione tradizionale del litorale del golfo di Guinea. Lungo tutto il litorale del Benin e del Togo il vudù è la religione animista di riferimento, tramandata dagli antenati e ancora praticata con fervore. Quest'esperienza religiosa è molto più ricca e complessa di quanto ritenuto dagli occidentali, secondo i quali il vudù sarebbe solo una banale forma di magia nera. Si tratta invece di una religione che dà senso e ordine alla vita di milioni di persone, qui e altrove nel mondo.
Nelle città e nei villaggi si può assistere a cerimonie durante le quali, tra percussioni e canti, i Vudù invocati s'impossessano di alcuni adepti, dando luogo ad autentiche manifestazioni di trance. Altrove i guaritori trattano i malati a base di erbe e sacrifici sui molti altari che riempiono le loro corti. Gli oracoli praticano il 'Fa', tecnica divinatoria esoterica: arte di combinare proverbi, immagini, capacità di intuire, interpretare e spiegare, è vera scuola di vita per queste popolazioni.

Giorno 19 - Volo di rientro in Italia
Volo di rientro in Italia.


Video

Il video mostra alcune località interessanti del viaggio che attraversa il Ghana, Togo, Benin, Burkina Faso e si estende a nord fino al Mali. Si passa per Ganviè, città costruita su palafitte, una sorta di Venezia d'Africa, si prosegue per i piccoli villaggi fortificati dei Tamberna, e si arriva a nord per incontrare i Dogon del Mali con le loro danze e le loro maschere. Al ritorno si percorre un diverso tragitto, si passa per Djenne con la sua cattedrale di fango, si prosegue per Gaoua su strade in terra battuta, si scende fino a Kumasi dove incontriamo gli Ashanti, e si costeggia infine la costa fino a Lome con visita al più grande mercato africano di oggetti magici.


punti di interesse

  West Africa

Lomé
Lomé è la capitale del Togo e anche la città più popolata del paese. Sorge nel sud del paese, sul Golfo di Guuinea, nei pressi della frontiera con il Ghana. Fondata dagli Ewe nel '700 è rimasta un piccolo centro fino al 1600 anno in cui il Togo ottenne l'indipendenza dalla Francia. In seguito la popolazione crebbe con ritmi incredibili (nel 1950 i residenti a Lomè erano 30.000 persona, a distanza di 20 anni, nel 1970 erano 200.000). La crescità di Lomè non è stata fermata [...]  

Lomé
Il mercato dei feticci. [...]  

Cotonou: albergo
Cotonou è la città più popolosa del Benin. Si trova nella parte sud-orientale del paese, tra il lago Nokiué e l'Oceano Atlantico. A Cotonou si trovano il principale porto del Benin e l'aeroporto internazionale. Nonostante la capitale ufficiale del Benin sia Porto-Novo, Cotonou è considerata la capitale economica del Benin, qui hanno sede, inoltre, il palazzo presidenziale e la maggior parte dei servizi governativi e delle sedi diplomatiche. Un attrazione della città è il [...]  

Ganvie
Ganvié è la città lacustre più grande dell'Africa, dista circa 25 Km da Cotonou. Gli abitanti vivono in abitazioni costruite su palafitte in mezzo al lago di Nokoué, un grande bacino di oltre 150 km quadrati di pochi metri di profondità. Sulle sue rive vivono circa 65.000 persone distribuite in circa quaranta piccoli villaggi. E' suggestivamente denominata 'la Venezia Africana'. La vita della comunità si svolge totalmente in acqua, che non manca certo, ma oltre ad essere [...]  

Ganvie
Si ritiene che il Vodun (o 'Voodoo', come è conosciuto usualmente) abbia avuto origine nel sud del Benin per essere poi introdotto dagli schiavi prelevati da questa zona, in Brasile, nei Caraibi ed in alcune zone del Nord America. Il termine 'Vodun' nasce dalla lingua fon, parlata nel sud del Benin, e significa 'genio', 'spirito protettore'. Pur essendo stato modificato dalle influenze locali, il vodu ha mantenuto le sue caratteristiche originali; le sue radici nascono [...]  

Bohicon
Bohicon è una città del Benin situata sulla strada principale che attraversa il Paese, unisce la RNIE 2 alla RNIE 4. Il Comune di Bohicon si estende per 140 km quadrati ca. Crocevia del commercio internazionale è un importante centro di comunicazione con i paesi circostanti. Fondata nel 20° secolo con la nascita della stazione ferroviaria sulla linea Cotonou-Parakou.  

Natitingou
La città di Natitingou si trova nel Dipartimento di Atacora nel nordovest del Benin. Circondata da due dorsali montuose, è collocata in una una semi-valle e dista 645 km dalla capitale economicai Cotonou e 100 km da Porga. Il clima a Natitingou è più secco rispetto al sud del Paese, in particolare durante la stagione Harmattan (dicembre/gennaio) l'umidità nell'aria non raggiunge il 10%.  

Natitingou
Villaggio fortificato  

Ouagadougou
Ouagadougou è la capitale del Burkina Faso. E' il centro economico e culturale del Paese, nonchè il più grande agglomerato urbano. E' servita da un aeroporto internazionale e da discreti collegamenti ferroviari. Il nome 'Ouagadougou' risale al XV secolo. Nel 1440 ca Wubri, eroe della Tribù Yonyonse ebbe la meglio sulle tribù rivali, ribattezzò la città 'Wogodogo', che significa 'dove la gente si onora e rispetta'.  

Mopti
Mopti è un centro urbano del Mali, capoluogo della regione omonima. Sorge nei pressi della confluenza dei fiumi Bani e Niger, è infatti, un importante porto fluviale. Numerosi i cantieri navali presenti nella zona. Fondata alla fine del XVIII secolo da pescatori Bozo, ebbe il suo maggiore sviluppo a partire dal 1920 ca., in corrispondenza della creazione e dello sviluppo del porto. Dieci anni più tardi divenne il principale porto del paese per la pesca e per l'esportazione [...]  

Mopti
Lavaggio del camion nel fiume Niger  

Mopti
Lavaggio dei panni nel fiume Niger  

Bandiagara
Bandiagara è un villaggio situato nella regione di Mopti. E' il principale centro dell'area Dogon e l'antica capitale dell'Impero dei Toucouleur. La zona intorno a Bandiagara è rinomata per la eccezionale rilevanza etnologica, archeologica e orografica. Nella città coesistono diverse etnie tra cui i Dogon, i Fulani, i Bambara e i Malinke. Il nome Bandiagara deriva dalla corruzione di 'bagna gara', ossia 'grande tazza', probabilmente in riferimento alla prosperità che la [...]  

Bandiagara
Si narra che la città fu fondata intorno al 1770 ad opera di un cacciatore Dogon: Nangabanou Yorobougue Tembely del villaggio di Gandakiléma. Secondo la leggenda (o semileggenda...) sarebbe partito dalla sua terra natale alla ricerca della sorella scomparsa alcuni anni prima. Su consiglio dell'anziano del villaggio, decise di fermarsi nei pressi di Sokolo Pey, e di fondare un villaggio avendo trovato per se un ambiente particolarmente ospitale.  

Sangha
Sangha (detta anche Sanga) è un comune e un dipartimento del Burkina Faso, situato nella Provincia di Koulpélogo. Il dipartimento si compone del capoluogo e di altri 27 villaggi.  

Timbuktu
Timbuctu (o Tumbutu in Koyra Chiini) è un'antica città del Mali, capoluogo del circondario e della regione omonimi. Apprezzata per le sue indicibili ricchezze e l'inaccessibilità del luogo, è considerata più luogo mitico che reale. Raggiunse il suo massimo splendore tra il 1300 e il 1500, quando [...]  

Djenne
Pittoresca città sul delta del fiume Niger, si dice che sia la città più antica dell'Africa occidentale ed è cambiata pochissimo nel corso dei secoli. Particolarmente suggestiva durante la stagione piogge, quando si trasforma in un'isola circondata dall'acqua. Djenné è stata costruita interamente di fango: case di fango, tetti di paglia, imposte di legno, porte dipinte e ornate di finiture metalliche, esaltano l'indiscusso fascino di questo sito. La Moschea di Djenné è la [...]  

Djenne
I visitatori non musulmani non possono più entrare nella moschea da quando un fotografo di moda con un'orda di modelle disturbarono la sua quiete. Si può comunque godere di una ottima visuale delle mura esterne dal tetto del Petit Marché di fronte.  

Djenne: traghetto
Il gruppo sul traghetto per Djenne  

Bobo Dioulasso
Bobo-Dioulasso si trova nella parte sudoccidentale del Paese, nella provincia di Houet, a 300 km ca ad ovest della capitale Ouagadougou; si affaccia direttamente sul fiume Houëtè ed è la seconda più grande città del Burkina Faso. Il suo nome significa 'patria del popolo Bobo di lingua Jula'. I Bobo sono il gruppo etnico maggiormente rappresentato nella regione anche se la città è, comunque, un centro multietnico e multiculturale, soprattutto grazie al ruolo storico di [...]  

Banfora
Banfora, classificata come città, è un dipartimento del Burkina Faso capoluogo della Provincia di Comoé e rientra nella Regione delle Cascate. Il dipartimento è composto dal capoluogo e da altri 22 villaggi. [...]  

Gaoua
Gaoua è una citta situata nel sud del Burkina Faso, è il capoluogo della Provincia di Poni che è composta del capoluogo e da altri 56 villaggi. Situata tra verdi colline, ruscelli e terra rossa, è considerata la capitale dei riti sacri, superstizioni e costumi della tradizione del popolo Lobi. Da [...]  

Wa
Wa è la capitale della regione dell'ovest del Ghana, città principale del popolo Wala, qui la maggioranza degli abitanti sono musulmani. Wa è stata abitata per centinaia di anni dai Lobi e dai Dagaare. In seguito studiosi e commercianti islamici vi si stabilirono anche grazie al fiorente commercio trans-sahariano. Nella città si trovano numerose Moschee, il Palazzo Wa-Na, il museo e il santuario degli ippopotami. E' presente appena fuori città, un piccolo aeroporto.  

Kumasi
Gli Ashanti sono considerati uno fra i più importanti gruppi etnici del Ghana. Potente nazione, migrarono in prossimità del fiume Niger nord-occidentale dopo la caduta dell'Impero del Ghana nel 1200. Alcuni storici sostengono che gli Ashanti siano i discendenti di un popolo etiope menzionato da [...]  

Elmina
La città di Elmina si è sviluppata intorno al Castello di São Jorge da Mina, costruito dai portoghesi nel 1482 sui resti di un villaggio chiamato Amankwakurom o Amankwa. Ad Elmina i portoghesi stabilirono la propria sede per lo sfruttamento delle ricchezze africane (soprattutto per l'oro), il commercio e per la tratta degli schiavi (decine di migliaia) diretti verso il Capo di Buona Speranza.  

Elmina
United colors of ... Elmina  

Cape Coast
Cape Coast (o Cabo Corso) è la capitale della Regione Centrale del Ghana, affacciata sul Golfo di Guinea dista 170 km circa da Accra. Fondata dai portoghesi nel 1610 fu il polo commerciale della regione dell'Ashanti. Cape Coast fu una colonia molto ambita dalle potenze europee come testimoniano le numerose fortificazioni nella zona risalenti al 600 circa ancora oggi visitabili, in particolare il Castello Carolusberg, costruito dagli svedesi nel 1652 passò poi sotto la [...]  

Accra
Accra è la capitale del Gahna nonchè la città più popolosa. Capoluogo della regione costiera e del distretto della Metropoli di Accra è il maggior centro economico-amministrativo e delle comunicazioni di tutto il Ghana. Nella città si trovano, infatti, oltre il 70% delle strutture produttive del Paese. Capitale dal 1877, ha conservato nel tempo molti edifici pubblici che testimoniano il 'passaggio' da sobborgo ottocentesco di Victoriasborg a metropoli moderna. Principali [...]