All'incirca nell'anno 356 ebbe inizio la conversione al Cristianesimo della popolazione etiope voluta fortemente dal Vescovo Frumenzio. Inizialmente le resistenze dei locali ostacolarono il diffondersi del cristianesimo in Etiopia, solo dal VI secolo riscosse un sempre maggior successo, soprattutto grazie all'arrivo dei 'Nove Santi', monaci monofisiti sfuggiti dalle persecuzioni. Dall'anno 640 la Chiesa d'Etiopia fu strettamente legata a quella copta egiziana e così rimase fino al 1948. Nel XVII secolo, grazie al negus Susenyos, si verificò un forte avvicinamento alla Chiesa cattolica, che durò fino al 1632. L'ultimo negus, poi imperatore, Hailé Selassié riorganizzò la Chiesa d'Etiopia avvicinandola maggiormente alla Chiesa copta egiziana e facendola diventare Chiesa di Stato Tawahedo. Da allora la Chiesa non è più definibile 'copta' ma Ortodossa Tawahedo. Ha risentito di diversi influssi del credo ebraico tra cui la circoncisione, la festività del sabato, la separazione della carne pura ed impura, la presenza dell'Arca dell'Alleanza. Oggi la Chiesa d'Etiopia è la più estesa delle chiese pre-calcedoniche e i suoi credenti sono circa 36 milioni, in Etiopia e non. -
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